BRUNO VESPA CON MELONI DALLA BERLINGUER: È SOTTO ASSEDIO, COME MARGARET

ROMA – In un panorama politico dove la forma spesso prevale sulla sostanza, le parole di Bruno Vespa risuonano come una sentenza inappellabile. Ospite nel salotto televisivo di Bianca Berlinguer a È sempre Cartabianca, il decano del giornalismo italiano ha tracciato un parallelo storico audace e potente, paragonando Giorgia Meloni a Margaret Thatcher, l’indimenticata “Iron Lady” britannica. Ma dietro il confronto lusinghiero si nasconde un’analisi ben più profonda e inquieta sullo stato della nostra democrazia e sul clima che si respira a Palazzo Chigi: la Premier è “sotto assedio”.
Il dibattito si è acceso, come spesso accade, sulla questione delle conferenze stampa. È un dato di fatto che la Presidente del Consiglio non ami particolarmente il rito delle domande e risposte con la stampa, un atteggiamento che ha sollevato non poche polemiche, specialmente da parte dell’opposizione e di una certa critica militante. Bianca Berlinguer ha incalzato il suo ospite su episodi specifici, come quando la Meloni ha abbandonato il podio dopo soli quindici minuti o ha consigliato a Donald Trump di evitare i giornalisti italiani.
La risposta di Vespa è stata di un realismo disarmante. Pur ammettendo che, al suo posto, forse concederebbe qualche spazio in più ai media (“Certamente un quarto d’ora era poco”, ha concesso riferendosi a un episodio passato), il conduttore di Porta a Porta ha spostato il focus dalla quantità alla qualità del rapporto con la stampa. La reticenza della Meloni non nascerebbe da un’incapacità di rispondere o da un timore reverenziale verso le domande scomode, ma da una precisa postura difensiva.
L’Eredità dell’Opposizione e la Sindrome dell’Accerchiamento
“Giorgia Meloni è una persona nata all’opposizione, per tutta una vita fino a tre anni fa,” ha spiegato Vespa, offrendo una chiave di lettura psicologica fondamentale. Chi ha costruito la propria carriera politica sulle barricate fatica a dismettere l’armatura una volta giunto al comando, specialmente se percepisce – a torto o a ragione – un’ostilità pregiudiziale da parte delle altre istituzioni e del sistema mediatico. “Si sente abbastanza assediata e in effetti in qualche modo lo è,” ha chiosato Vespa.
Qui si inserisce l’intervento di Mauro Corona, che con la sua consueta franchezza montanara ha suggerito alla Premier di “addolcire l’eloquio”, lamentando un’eccessiva aggressività e quelle “conclusioni roboanti da pugno sul tavolo”. Una richiesta di bon ton istituzionale che però, secondo l’analisi emersa, rischia di essere fuori luogo. “Chiedere alla Meloni di essere accomodante sarebbe come chiederlo alla Thatcher,” ha replicato Vespa. La durezza non è un vezzo, è uno strumento di sopravvivenza politica.

Autenticità contro Ipocrisia
C’è poi un aspetto che riguarda l’autenticità del leader. Ignazio La Russa, ricorda il commento, le disse una volta: “Ma sei sempre incavolata?”. Eppure, questa perenne tensione, questa “faccia arrabbiata”, potrebbe essere paradossalmente il suo punto di forza. In un mondo di politici che sorridono davanti alle telecamere per poi pugnalarsi alle spalle, la Meloni sceglie di mostrare i suoi sentimenti senza filtri. Se è arrabbiata, lo si vede. “Se mostrasse di essere la fata turchina sarebbe ipocrisia,” osserva acutamente l’analisi.
La questione di fondo, dunque, non è il “come” parla, ma i risultati che porta a casa. La narrazione di una Premier che “scappa” dalle domande viene ribaltata: la Meloni non fugge dai contenuti, fugge dalla rissa. Troppo spesso, infatti, le conferenze stampa si trasformano in un’arena dove il giornalista non cerca informazioni, ma lo scontro personale, il “tu per tu” teatrale per mettersi in mostra o provocare una reazione scomposta. Domande “farcite di bugie”, poste in modo aggressivo, che non meritano la pazienza di chi deve governare una nazione complessa.
In definitiva, la lezione che emerge dallo studio di Rete 4 è chiara: la “Lady di Ferro” italiana non ha intenzione di cambiare pelle. La sua aggressività è la risposta immunitaria a un sistema che la rigetta o la attacca costantemente. E forse, come suggerisce Vespa, in tempi difficili serve più il carattere di una Thatcher che la dolcezza di una fata. I risultati, alla fine, saranno l’unico giudice imparziale.

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