Il “Metodo Report” Smascherato: Caccia alle Talpe e Dimissioni al Garante. Ecco Perché Non Erano Coincidenze

Nel complesso scacchiere della politica e dell’informazione italiana, ci sono momenti in cui il velo dell’ipocrisia cade, rivelando ingranaggi ben diversi da quelli che ci vengono raccontati in prima serata. La notizia delle dimissioni del Segretario Generale del Garante della Privacy, Angelo Fanizza, non è una semplice nota burocratica a margine, ma l’epicentro di un terremoto che conferma quanto molti, specialmente nell’area di centrodestra, sospettavano da tempo: dietro certe inchieste televisive non c’è solo il fiuto del reporter, ma un sistema di “talpe” e soffiate mirate a costruire narrazioni politiche devastanti.
Il Mistero del Pedinamento Impossibile
Tutto ruota attorno a un episodio che ha fatto molto discutere: il video trasmesso da “Report”, il programma condotto da Sigfrido Ranucci, che ritraeva Agostino Ghiglia, componente del collegio del Garante ed ex parlamentare di Fratelli d’Italia, mentre entrava nella sede del partito in via della Scrofa per incontrare Italo Bocchino e, successivamente, Arianna Meloni. La domanda che ha aleggiato per giorni, e che ora trova risposte inquietanti, è semplice: come facevano le telecamere di Report a sapere che Ghiglia sarebbe stato lì, proprio a quell’ora?
La narrazione ufficiale vorrebbe farci credere a un giornalismo investigativo onnipresente, capace di pedinare 24 ore su 24 un personaggio che, con tutto il rispetto, non è una star di Hollywood né un leader di partito di prima grandezza. Ghiglia, per il grande pubblico, è un volto quasi sconosciuto. Pensare che una troupe televisiva lo seguisse notte e giorno nella speranza di un passo falso è una teoria che non sta in piedi. La realtà, come suggerisce la logica e come confermano gli sviluppi recenti, è ben diversa: qualcuno sapeva. E quel qualcuno ha parlato.
La Talpa e la Costruzione del Caso
La tesi che prende corpo con forza è quella della “talpa” interna agli uffici del Garante. Non un pedinamento fortunato, ma una soffiata precisa: “Guarda che sta andando alla sede di Fratelli d’Italia”. Un’informazione d’oro per chi deve costruire un servizio televisivo. Perché? Perché il tempismo è tutto. Il giorno successivo a quell’incontro, infatti, sarebbe stata notificata una multa salatissima da 150.000 euro proprio alla trasmissione Report.
Qui si svela il presunto “metodo”: sapendo in anticipo dell’arrivo della sanzione (altra fuga di notizie interna?), e sapendo grazie alla talpa dei movimenti di Ghiglia, si è potuto creare un montaggio perfetto. Il servizio televisivo ha così potuto suggerire, in modo subdolo ma efficace, un collegamento causa-effetto: Ghiglia va a “prendere ordini” dal partito (addirittura da Arianna Meloni) e puf, ecco la multa per Report. Una narrazione potente, capace di scatenare l’indignazione pubblica, ma che si sgretola se si ammette che l’incontro e la multa erano eventi slegati, cuciti insieme sapientemente grazie a informazioni trafugate. Come mi disse una volta un’esperta di politica: “Togliti dalla testa le coincidenze, in politica non esistono”.
Il Cortocircuito del Garante: Caccia alle Streghe e Privacy Violata
La conferma che questa non è solo una teoria complottista arriva dalla reazione stessa dell’Autorità Garante. È partita una caccia alle talpe furiosa. Un’indagine interna per scoprire chi, tra i dipendenti, passasse informazioni riservate (sui movimenti dei membri del collegio e sui provvedimenti in arrivo) ai giornalisti di Ranucci. E qui la vicenda assume toni grotteschi e paradossali.
Per trovare chi violava la riservatezza, l’ufficio che per eccellenza dovrebbe tutelare la privacy degli italiani avrebbe avviato controlli invasivi, arrivando – secondo le indiscrezioni – a scandagliare la corrispondenza e le email dei dipendenti andando a ritroso fino al 2021. Un “Grande Fratello” interno per scovare il “piccolo fratello” che spifferava ai giornali. È in questo clima di sospetto e tensione che maturano le dimissioni del Segretario Generale Fanizza. Ufficialmente non ci sono spiegazioni dettagliate, ma il collegamento con l’indagine interna “troppo invasiva” e il clima irrespirabile creato dalle fughe di notizie è più di un sospetto.
I “Superpoteri” di Report

Ciò che emerge da questa brutta storia è la sproporzione di mezzi. Da un lato le istituzioni e i partiti, dall’altro una trasmissione che sembra godere di una rete di informatori (“a umma umma”, come si direbbe a Napoli) degna dei migliori servizi segreti. Avere accesso a date, orari, spostamenti privati e provvedimenti amministrativi prima che diventino ufficiali non è giornalismo, è dossieraggio.
Se “Report” riesce a confezionare in due giorni un caso politico montando immagini ottenute grazie a soffiate interne, siamo di fronte a un potere mediatico che non controlla il potere, ma lo manipola. Hanno trasformato uno sconosciuto funzionario in un bersaglio mobile, sapendo esattamente dove colpirlo e quando, per poi gridare al complotto politico quando arriva una sanzione.
Conclusione: Il Re è Nudo
Il centrodestra aveva ragione. Le urla allo scandalo per le presunte ingerenze della politica sulla Rai o sull’informazione, alla luce di questi fatti, appaiono come lacrime di coccodrillo. C’è un sistema collaudato che usa le “talpe” per ottenere scoop a orologeria. Fanizza lascia, forse pagando per colpe non solo sue o per aver cercato di fare pulizia in modo maldestro, ma il problema resta. Chi protegge i dati se il Garante stesso è un colabrodo? E soprattutto, quanto ancora dovremo credere alla favola del reporter solitario che per pura fortuna si trova nel posto giusto al momento giusto, quando è evidente che aveva in tasca l’agenda della sua “vittima”? La verità è venuta a galla, ed è molto meno romantica di quanto ci vogliano far credere.