Sandro Giacobbe, il video da brividi prima di morire: ECCO QUA IL VIDEO.

C’è un silenzio diverso oggi che avvolge le colline del Levante Ligure. Non è il solito quieto riposo della provincia, ma un vuoto pesante, tangibile, che si è diffuso rapidamente da una casa di Cogorno fino a raggiungere ogni angolo d’Italia. Sandro Giacobbe, il “poeta gentile” della musica italiana, se n’è andato. A 75 anni, il cuore dell’uomo che aveva insegnato a intere generazioni a cantare l’amore ha smesso di battere.
La notizia, confermata dalla famiglia con la discrezione che ha sempre contraddistinto il loro stile di vita, è arrivata come un fulmine a ciel sereno per il grande pubblico, ma come l’epilogo inevitabile di una lunga battaglia per chi gli era più vicino. Eppure, in queste ore di lutto nazionale, non è solo la morte a fare notizia. È la vita. Quella vita che Sandro ha voluto celebrare fino all’ultimo istante, immortalata in un video che oggi appare come un testamento spirituale di rara potenza.
L’Ultimo Video: Un Pugno nello Stomaco e una Carezza al Cuore
Pochissimo tempo prima di lasciarci, è apparso un filmato. Immagini che, alla luce di quanto accaduto, fanno venire i brividi. Non vediamo il Sandro Giacobbe dei palcoscenici sfavillanti, con la chitarra in mano e la giacca di velluto. Vediamo un uomo seduto su una sedia a rotelle, il corpo segnato dalle terapie, il volto scavato dalla stanchezza. Ma gli occhi… quegli occhi erano gli stessi di sempre.
“Adesso dopo questa mi fai sentire perché… eh, perché mi è venuta, fammi sentire, vai, vado, vai”, si sente nell’audio, frammenti di una quotidianità che non si arrende. In quel video, Sandro non piangeva, non si lamentava. Sorrideva. Scherzava. Con un’ironia che disarma e commuove, cercava di alleggerire il peso di un destino che sapeva essere ormai segnato. Rideva degli effetti delle cure, quasi a voler dire al mondo: “Guardate, sono ancora io. Il dolore non mi ha cambiato”.
È questa l’immagine che resterà impressa nella memoria collettiva: non quella della sconfitta, ma quella della dignità. Un ultimo saluto pubblico che non cercava pietà, ma che offriva, ancora una volta, un dono. Come se, anche nel momento del congedo, la sua preoccupazione fosse quella di rassicurare noi, il suo pubblico, i suoi amici mai conosciuti.
Dieci Anni di Battaglie nel Silenzio
Dietro quel sorriso finale si nascondeva un calvario durato oltre un decennio. Sandro Giacobbe ha combattuto contro una grave malattia per dieci lunghi anni. Lo ha fatto con la tenacia della gente di mare, in silenzio, senza trasformare il suo dolore in merce di scambio per qualche ospitata televisiva in più.
La sua casa di Cogorno, rifugio amato tra gli ulivi e il mare della Liguria, è diventata il suo fortino. Lì, lontano dai riflettori che lo avevano illuminato per mezzo secolo, ha affrontato le giornate più buie. Chi lo conosceva bene racconta di un coraggio leonino. Nonostante la malattia avanzasse, il suo spirito rimaneva intatto. Quella “luce negli occhi” di cui parlano i familiari non si è mai spenta, nemmeno quando il corpo chiedeva tregua. È stato un guerriero gentile, armato solo della sua ironia e dell’amore immenso della sua famiglia.
Una Carriera che è Storia del Costume
Mentre l’Italia guarda quelle ultime immagini con le lacrime agli occhi, la mente corre inevitabilmente indietro nel tempo, a quando quella voce calda entrava nelle case di tutti attraverso le radio e i 45 giri. Sandro Giacobbe non è stato solo un cantante; è stato la colonna sonora di un’epoca.
Negli anni ’70, quando l’Italia era scossa da tensioni sociali e cambiamenti epocali, lui arrivò con la semplicità disarmante di “Signora mia”. Un brano che fu uno scandalo e un inno, una melodia che raccontava il desiderio e il proibito con un’eleganza che oggi sembra perduta. E poi “Gli occhi di tua madre”, “Il giardino proibito”… canzoni che non erano semplici hit estive, ma piccoli romanzi in musica.

Ha raccontato la fragilità dell’animo umano, le contraddizioni dell’amore, la dolcezza delle piccole cose. La sua carriera, lunga più di mezzo secolo, ha attraversato mode, generazioni e rivoluzioni musicali senza mai tradire la sua essenza. Giacobbe non ha mai cercato di essere “alla moda” a tutti i costi; ha preferito essere vero. E forse è proprio per questo che il pubblico non lo ha mai abbandonato.
Il “Poeta Gentile” ci Saluta
Oggi, i social si riempiono di messaggi, di ricordi, di frammenti di canzoni citati a memoria. C’è chi ricorda il primo ballo lento sulle note di un suo brano, chi racconta di averlo incontrato per caso in Liguria e di aver trovato una persona di un’umiltà straordinaria. “Un poeta gentile”, così lo definiscono in molti.
Ma l’eredità più grande che Sandro Giacobbe ci lascia non è incisa nei dischi d’oro o nelle teche della televisione. È in quel video. È in quel sorriso sulla sedia a rotelle. È nella lezione che ci ha dato senza salire in cattedra: che la vita va onorata fino all’ultimo respiro, che l’ironia è l’arma più potente contro la disperazione, e che la dignità non si perde nemmeno quando le gambe non reggono più.
Il video “da brividi” non è un video di morte, ma un inno alla vita. Sandro se n’è andato come ha vissuto: in punta di piedi, ma lasciando un segno profondo. E mentre le radio tornano a trasmettere la sua voce, ci piace immaginarlo così, libero dalla sedia a rotelle, che imbraccia la sua chitarra e, con quel mezzo sorriso sornione, inizia a cantare per un nuovo pubblico, lassù, nel suo giardino finalmente non più proibito.
Addio, Sandro. Grazie per la musica, ma soprattutto grazie per quel sorriso finale. Non lo dimenticheremo.