La leader dem: «No a vendette elettorali». Nordio: «L’accordo c’è»

«Ma no, non c’è nessuna volontà del governo di affossare la norma. Per una volta che siamo tutti daccordo». Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con il Corriere getta acqua sulle polemiche divampate per la decisione della maggioranza in commissione Giustizia al Senato di aprire una istruttoria sull’introduzione dell’obbligo di consenso libero e attuale delle donne nei rapporti sessuali, invece di mandarla direttamente in Aula per un voto simbolico, nella giornata contro la violenza sulle donne in simultanea con l’introduzione del reato di femminicidio. Battuta di arresto che ha scatenato un putiferio, facendo vacillare anche l’approvazione di quella legge, passata invece infine, alla Camera. Perché ha fatto sospettare alle opposizioni una «retromarcia» del centrodestra da quel patto suggellato da una telefonata Schlein-Meloni che aveva portato il 12 novembre al primo ok unanime alla proposta di legge alla Camera.
Tanto da spingere la leader dem a ritelefonare a Palazzo Chigi: «Ho chiesto a Meloni di far rispettare gli accordi. Sarebbe grave se, sulla pelle delle donne, si facessero rese dei conti post elettorali all’interno della maggioranza».
Dunque? Patti violati? Il ministro della Giustizia, Nordio, all’uscita dall’evento «Voci di difesa» con la banda femminile interforze, promosso dalla sottosegretaria Isabella Rauti proprio per «spingere ciascuno a fare la propria parte contro la violenza sulle donne», si sorprende: «C’è l’accordo di maggioranza e opposizione, la norma si farà. Io ero qui, non so cosa sia successo in commissione, bisogna sentire Giulia Bongiorno», dice il Guardasigilli.
Lei, la presidente leghista della commissione Giustizia respinge le polemiche: «Abbiamo solo chiesto approfondimenti sul testo, come si fa per ogni legge, quella sul femminicidio inclusa. È una norma importante. Tecnicamente sono state sollevate obiezioni. Non credo che l’accordo prevedesse che la norma arrivasse in Aula in tre ore, perché era il 25 novembre. Non ho sentito Meloni, ma mi sembrerebbe strano. Preferisco una legge fatta bene il 31 che una fatta il 25 con una lacuna».
Ma «dare il via alle audizioni significa rinviarne l’esame sine die», accusa la dem Debora Serracchiani. E rincara: «Sono stati sfiduciati Meloni, Nordio e Roccella».
«Non è una iniziativa del governo, ma dei gruppi, che hanno chiesto un approfondimento, in particolare la Lega», mette in chiaro il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.
«Sul consenso libero e attuale siamo di fronte all’unico caso in cui il centrodestra decide di far funzionare il bicameralismo. Non serviva perché era stata approvata all’unanimità», fa notare la M5S Vittoria Baldino. Il capogrupppo Avs, Peppe De Cristofaro, attacca: «Lo stop è gravissimo». E la capogruppo Iv Maria Elena Boschi tuona: «È un voltafaccia della maggioranza, non ci fidiamo più».

In serata, a «Porta a Porta», la ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ammette le perplessità nel centrodestra: «Non so, è una legge parlamentare, credo che soprattutto si tratti del consenso “libero e attuale”, ci sono dei dubbi e si vuole essere sicuri che non ci sia la possibilità di rovesciare l’onere della prova che è un elemento basilare del nostro diritto». E ammette anche lo stop: «È una questione che riguarda il Parlamento, quello che è sicuro è che la legge si farà, ma non c’era alcun accordo sulla tempistica». E spiega: «Il percorso della legge sul femminicidio è iniziato l’8 marzo, è stato lungo sono state fatte delle modifiche e si è arrivati a un testo condiviso, fino all’approvazione di oggi (ieri ndr). Un grandissimo risultato».
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