La festa di Schlein: «Possiamo battere la destra alle politiche»

Regionali La leader Pd si sente blindata dai numeri delle regioni del sud: «Uniti si stravince, ora lavoriamo subito al progetto per l’Italia». Prima va a Napoli da Fico con gli altri leader, poi a Bari. Cita Pino Daniele: «L’aria s’adda cagnà». Sulla legge elettorale: «La destra la vuole cambiare perché sanno di perdere»

Tanto l'aria s'adda cagnà". Elly Schlein cita Pino Daniele e lancia la  sfida a Giorgia Meloni: “L'alternativa c'è”

Elly Schlein, appena visti gli exti poll, si precipita a Napoli, al comitato di Roberto Fico, per dire, citando Pino Daniele, che «l’aria s’adda cagnà». Con lei sul palco ci sono tutti i leader del centrosinistra, da Conte a Fratoianni e Bonelli, per una foto con Fico che guarda alla sfida nazionale contro Meloni. La leader Pd non si riferisce tanto all’aria da cambiare in Campania, dove la vittoria del centrosinistra contro il meloniano è andata oltre le aspettative, ma a quella di palazzo Chigi.

Dopo aver vinto la scommessa in Campania, dove per mettere in piedi una coalizione così larga ha dovuto farsi concava e convessa ingoiando qualche rospo, la sua leadership è più salda: sia dentro il Pd che nella coalizione. «Qui hanno perso Meloni e il governo, i cittadini hanno premiato la linea testardamente unitaria. E da domani andremo avanti con ancora più determinazione». «Uniti si stravince, la partita delle politiche è apertissima e il riscatto parte de sud», dice dal palco di Napoli riferendosi anche alla larga vittoria in Puglia.

AI MICROFONI DI LA7 fa un passo avanti in più: «Siamo talmente competitivi che batteremo la destra alle politiche del 2027». «La nostra non è solo un’alleanza contro la destra, ma per le cose che vogliamo fare, dalla sanità al lavoro ai diritti alla lotta alle diseguaglianze». Certo, «non è facile mettere insieme le differenze. Ma non partiamo da zero, lo si vede dove governiamo e anche nelle battaglie in Parlamento. Da domani lavoreremo a consolidare il progetto comune per l’Italia, e lo faremo non solo tra partiti ma nel paese».

La sconfitta in Veneto brucia ma non moltissimo. «Abbiamo raddoppiato i consensi rispetto al 2020», dice la segretaria, quasi soddisfatta per il 30% di Giovanni Manildo, che supera il 40% in alcune grandi città come Padova ,Venezia e Treviso (di cui è stato sindaco).

DI MEZZO C’È LA DESTRA, che ha subito annunciato a reti unificate di voler cambiare legge elettorale nel nome della «stabilità dei governi». «Lo fanno perché sanno che con la legge attuale perderebbero», attacca Schlein, «mi sembra che sia la premessa peggiore per cambiare le regole del gioco».

«Questa legge non è la migliore del mondo, ma ha dimostrato nei fatti che chi vince le elezioni ha la possibilità di governare, Giorgia Meloni ce la ricorda sempre con la longevità di questo governo», le fa eco il suo braccio destro Igor Taruffi. «Non si capisce la ragione per la quale qualcuno dovrebbe cambiarla, se non per un tornaconto di bottega». Schlein si dice «apertissima» a fare le primarie di coalizione con qualsiasi legge elettorale: «Decideremo insieme come scegliere il leader». E anche ad allargare ulteriormente la coalizione: «Massima apertura a tutte le forze alternative alla destra, ma soprattutto agli italiani che non vanno più a votare».

La segretaria in equilibrio sull'eterno presente | il manifesto

LA FOTO DI NAPOLI è un booster formidabile per la segretaria, nonostante le vittorie in Puglia e Campania fossero entrambe annunciate. Il temporeggiatore Conte si è ammorbidito sulla coalizione e ora parla di un «risultato collettivo che ci fa ben sperare in prospettiva futura». Ma le dimensioni, e i voti assoluti delle sei regioni al voto da settembre a ieri, che vedono il Pd leggermente davanti a Fdi, sono un elemento che, nel cerchio stretto della leader, viene festeggiato come una conferma che «la linea è quella giusta». Alla fine i conti sono tornati», insiste Taruffi. «Se mettiamo insieme il voto delle ultime 10 elezioni regionali Pd è il primo partito e il centrosinistra è avanti al centrodestra. Non sono sondaggi, sono voti di lista nelle 10 regioni in cui si è votato tra il 2024 e il 2025».

Numeri che sono anche una riposta ai tanti che dalla destra dem a Prodi fino ai ragionamenti carpiti da La Verità al consigliere del Quirinale Francesco Garofani, mettono in dubbio la competitività del Pd di Schlein alle prossime politiche.

LA SEGRETARIA SI PRESENTERÀ forte di questi risultati (i dem hanno preso il 26,6% in Puglia, il 17% in Veneto e il 19% in Campania, in due regioni su tre hanno superato Fdi) domenica alla riunione a Montepulciano delle tre correnti della maggioranza dem, quelle di Franceschini, Orlando e Speranza, che hanno convocato la riunione per sollecitare una discussione più approfondita sul Pd e su come presentarsi alle politiche. Schlein (che ha poco gradito questa iniziativa) chiuderà i lavori domenica.

L’ipotesi di un congresso anticipato a inizio 2026, per la lanciarsi come leader nelle corsa alle politiche, non è ancora stata accantonata. «Vedremo», risponde Taruffi. Al Nazareno hanno preso nota delle parole di Antonio Decaro (accreditato come uno dei più competitivi sfidanti al congresso), subito dopo la vittoria in Puglia: «Il Pd ha già un segretario che si chiama Elly Schlein, per i prossimi anni io sarò il presidente dei pugliesi». Senza Decaro in corsa, Schlein potrebbe stravincere il congresso contro qualsiasi altro sfidante. E, a quel punto, nessuno potrebbe più mettere in discussione la sua candidatura a palazzo Chigi.

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