Ci sono serate televisive destinate a rimanere impresse nella memoria collettiva, momenti che trascendono il semplice dibattito politico per diventare veri e propri “casi” culturali. Quello andato in scena a “Dritto e rovescio”, su Rete 4, è senza dubbio uno di questi. Non un confronto, ma una demolizione. Non un dialogo, ma una lezione. Protagonisti: Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, e Vittorio Feltri, colosso del giornalismo italiano. A dirigere l’orchestra, un Paolo Del Debbio che, a tratti, ha faticato a trattenere un divertimento quasi palpabile.

La scena si è aperta in un clima di apparente normalità. Elly Schlein, nel suo consueto stile assertivo e battagliero, aveva appena terminato di lanciare l’ennesima bordata contro il governo Meloni. Le sue critiche, ormai un copione ben rodato, toccavano i nervi scoperti della nazione: l’immigrazione, la riforma della giustizia, le misure economiche. Parlava con foga, rivolgendosi al pubblico, inanellando slogan da campagna elettorale.
Ma l’aria nello studio era diversa. Paolo Del Debbio, conduttore navigato, ha fiutato l’opportunità. Con un sorriso malizioso che la telecamera non ha mancato di catturare, ha passato la parola a Vittorio Feltri. E in quel momento, il dibattito è finito ed è iniziato lo spettacolo.
Feltri, seduto con la sua caratteristica calma glaciale, ha preso la parola. Senza alzare la voce, senza gesticolare, ha iniziato la sua opera di smontaggio. Non ha usato invettive, ma la lama fredda della logica e dei fatti concreti. Ha iniziato con l’immigrazione, uno dei cavalli di battaglia della segretaria PD. “Parlare di emergenza umanitaria senza mettere in conto i limiti strutturali di accoglienza dello Stato italiano è da irresponsabili,” ha dichiarato Feltri, con una voce ferma che ha immediatamente gelato l’atmosfera.
Poi è passato alla giustizia. L’idea che la separazione delle carriere, tanto osteggiata dalla sinistra, fosse un “attacco alla democrazia”, è stata liquidata da Feltri come “semplicemente ridicola”. Ha accusato Schlein di difendere uno status quo che ha reso il sistema giudiziario italiano “uno dei meno efficienti d’Europa”.
Ma il colpo da maestro, quello che ha iniziato a incrinare la sicurezza della segretaria, è arrivato sul terreno delle politiche sociali. È qui che Feltri ha affondato la lama. “Schlein parla di poveri, di emergenza salariale, di diritti dei lavoratori,” ha esordito il giornalista, con un’ironia tagliente che preannunciava la tempesta. E poi la frase che ha fatto esplodere il pubblico: “Ma le sue sono solo chiacchiere da salotto radical chic, parole vuote pronunciate da chi non ha mai vissuto un giorno della vita reale che affrontano milioni di italiani”.

Un fulmine. Un pugno nello stomaco alla narrazione progressista. Il pubblico in studio ha iniziato a mormorare, poi ad annuire, infine ad applaudire. Non erano applausi di circostanza, ma un boato convinto, scrosciante, che sembrava dire: “Finalmente qualcuno lo ha detto”.
Feltri, imperturbabile, ha continuato. Ha messo Schlein di fronte a quelle che ha definito le sue contraddizioni. “Vogliamo parlare di dati concreti? Vogliamo parlare di quello che ha fatto realmente il Partito Democratico quando era al governo?”. Ha tirato fuori gli scheletri dall’armadio della sinistra: il Jobs Act, le politiche di austerità, la gestione dell’immigrazione negli anni di Renzi e Gentiloni.
Elly Schlein, visibilmente in difficoltà, ha tentato di rifugiarsi nell’argomento più classico: i “valori europei”, la “solidarietà internazionale”. Ma Feltri era lì ad aspettarla al varco. “Ecco, questo è esattamente il problema,” ha ribattuto, implacabile. “Quando non avete argomenti concreti, tirate fuori i valori europei. Ma i cittadini italiani non mangiano i valori europei. Non pagano le bollette con la solidarietà internazionale”.
A questo punto, la demolizione era quasi completa. Anche Paolo Del Debbio non è più riuscito a trattenersi, lasciandosi andare a una risata aperta, mentre le telecamere inquadravano il suo volto divertito. La maschera del conduttore neutrale era caduta, travolta dalla forza della performance di Feltri.
Il giornalista ha poi analizzato il vero, profondo problema della sinistra italiana: la perdita di contatto con la realtà. “Parlano un linguaggio che non capisce più nessuno,” ha sentenziato Feltri, “utilizzano categorie ideologiche che appartengono al secolo scorso”.
Ma il culmine, il momento che ha sigillato la disfatta di Schlein, è arrivato con l’affondo finale. Feltri ha guardato dritto in camera, e con una calma che rendeva le sue parole ancora più pesanti, ha svelato quella che, a suo dire, è la vera agenda della sinistra. “Il vero problema della Schlein,” ha dichiarato, “non è che non capiscono i problemi del paese. Il vero problema è che li capiscono benissimo, ma fanno finta di non capirli”.
Perché? Feltri ha offerto la sua interpretazione, cinica e brutale, sul tema dell’immigrazione. “La Schlein sa benissimo che l’immigrazione incontrollata crea problemi enormi… ma continua a difenderla perché sa che ogni immigrato che arriva in Italia diventa un potenziale elettore del PD”. L’ha definita “cinismo politico allo stato puro, mascherato da buonismo”.
Lo studio è letteralmente esploso. Applausi, fischi di approvazione, gente in piedi. Del Debbio, a questo punto, rideva a crepapelle.

Schlein ha tentato un’ultima, disperata replica, parlando di “rinnovamento” del partito. Ma la sua voce è stata sommersa dalle risate del pubblico. Feltri l’ha finita con un colpo da K.O. “Rinnovamento? Ma se lei è circondata dagli stessi dirigenti che hanno governato negli ultimi 20 anni! È come cambiare l’etichetta a una bottiglia di vino andato a male e pretendere che diventi un grande vintage”.
Infine, la frase che è già diventata un meme sui social, la sintesi perfetta della serata: “Lei è come un medico che ha avvelenato il paziente e ora si offre di curarlo. Il problema è che il paziente, cioè l’Italia, ha ancora la memoria di quello che è successo e non si fida più”.
Sipario. Quella andata in onda non è stata una semplice lite, ma la rappresentazione plastica di uno scontro tra due mondi: da un lato, la politica degli slogan e dell’ideologia; dall’altro, il giornalismo del “pane al pane, vino al vino”, crudo, diretto, forse spietato, ma terribilmente efficace. Una serata che, come ha sottolineato il commento, ha segnato “un prima e un dopo nel panorama dell’informazione italiana”, una vera e propria “lezione” su come la verità, o almeno la sua percezione, possa ancora avere un impatto devastante quando detta senza filtri.
News
Star Academy 2025 : Théo P révèle la complicité grandissante qu’il partage avec Anouk
L’ambiance au château de Dammarie-les-Lys a basculé dans une tristesse profonde ce jeudi 1er janvier. Alors que les élèves célébraient le passage à la nouvelle année, la réalité de la compétition les a brutalement rattrapés lors de la quotidienne diffusée…
EXCLU. Marlène Schaff “entièrement nue devant un miroir”, ce moment qui a tout changé pour elle
Prof d’expression scénique et chanteuse, Marlène Schaff s’est confiée à Closer sur son parcours jusqu’à la Star Academy et surtout les changements qu’elle a réussi à opérer dans sa vie. Marlène Schaff, chanteuse et prof d’expression scénique pour les élèves…
Au-delà de la Gloire : Quand Karim Benzema sauve secrètement la vie du fils de son employée
Dans le monde du football professionnel, où les salaires mirobolants et les voitures de luxe occupent souvent le devant de la scène, il arrive que des histoires d’une humanité pure surgissent de l’ombre des projecteurs. L’histoire que nous vous racontons…
À l’âge de 54 ans, la femme de Zidane révèle un lourd secret resté 30 ans caché
À 57 ans, l’âge où la plupart des légendes du sport savourent une retraite paisible loin du tumulte, Marcel Desailly a choisi de faire voler en éclats la carapace qu’il s’était forgée. Celui que le monde du football surnommait “Le…
À 57 ans, Marcel Desailly a rompu le silence et a avoué cette terrible vérité.
À 57 ans, l’âge où la plupart des légendes du sport savourent une retraite paisible loin du tumulte, Marcel Desailly a choisi de faire voler en éclats la carapace qu’il s’était forgée. Celui que le monde du football surnommait “Le…
Après 31 ans de mariage, l’épouse de Zinédine Zidane a ENFIN admis ce que nous soupçonnions.
Pendant plus de trois décennies, ils ont été l’incarnation du couple en or. Zinédine et Véronique Zidane : un roc inébranlable dans l’océan tumultueux de la célébrité sportive. Lui, le héros national, le génie du ballon rond, l’icône timide devenue…
End of content
No more pages to load