SALLUSTI USA PAROLE DURE CONTRO SCHLEIN E OPPOSIZIONE E FA IMPAZZIRE IL PUBBLICO

Scontro infuocato alla Camera: la Premier Meloni e Elly Schlein trasformano il Question Time in un’arena di accuse, espulsioni e propaganda

Il Question Time dovrebbe essere, almeno sulla carta, uno dei momenti più alti del confronto democratico: un’ora in cui il Presidente del Consiglio risponde alle domande del Parlamento, chiarisce strategie, difende scelte, illustra la direzione del governo. Negli ultimi anni, tuttavia, questa pratica istituzionale ha assunto una forma completamente diversa, trasformandosi progressivamente in una sorta di talk show politico trasmesso in diretta, un palcoscenico dove l’opposizione cerca visibilità e il governo mette in scena la propria narrativa con precisione millimetrica. L’episodio avvenuto durante l’ultima seduta ne è stata la dimostrazione più evidente.

Tutto ha avuto inizio quando la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha preso la parola ponendo una domanda tanto semplice quanto esplosiva: «Perché state smantellando la sanità pubblica italiana?». Una frase che, pronunciata nell’emiciclo, ha lo stesso effetto di un fiammifero acceso in una stanza piena di benzina. La Premier Giorgia Meloni ha atteso qualche secondo, osservando la sala con espressione di calma apparente, prima di attaccare. E la risposta è stata di quelle destinate a far rumore.

Meloni ha accusato Schlein di “mentire per fare propaganda”, denunciando l’ipocrisia di chi, dopo aver governato per dieci anni, oggi si erge a difensore della sanità pubblica. La Premier ha ricordato che proprio i governi di centrosinistra avevano introdotto i tetti alle assunzioni nel personale sanitario, contribuendo al collasso dei reparti e alla fuga di medici e infermieri. È stato un attacco frontale, pronunciato con tono fermo e senza esitazioni, che ha immediatamente polarizzato l’aula.

Schlein non ha perso occasione per replicare, accusando Meloni di vivere in un mondo immaginario, un universo parallelo dove i meriti sono sempre suoi e i fallimenti sempre di chi l’ha preceduta. La tensione è salita rapidamente, fino a trasformare il dibattito in uno scambio di accuse reciproche che ha lasciato in secondo piano qualsiasi discussione di merito.

A rendere la scena ancora più tesissima è intervenuto un elemento ulteriore: l’espulsione del deputato Magic, protagonista di un’uscita di tono diventata virale in pochi minuti. Il richiamo del Presidente dell’Aula è stato immediato e perentorio: «Non si può stare in aula così. Espulso.» Assistenti, microfoni tagliati, brusio crescente: gli ingredienti perfetti per alimentare altre polemiche e per trasformare un momento istituzionale in spettacolo mediatico.

È in questo scenario che le critiche degli osservatori politici sono diventate inevitabili. Il Question Time, secondo molti, non è più un rituale parlamentare, ma un contenitore televisivo pensato per alimentare clip da social network. Le opposizioni sfruttano la visibilità garantita dalla diretta per attaccare a testa bassa, mentre il governo risponde con repliche calibrate, pronte ad essere rilanciate online come dimostrazioni di fermezza e competenza.

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L’analista politico presente in studio ha descritto perfettamente la degenerazione del momento: «Non stiamo assistendo a un confronto politico, ma a un talk show. Le opposizioni usano l’aula come un palcoscenico per il loro tiro al bersaglio quotidiano. È successo anche ai governi del passato, a destra come a sinistra, ma oggi siamo oltre: la logica televisiva ha completamente travolto quella parlamentare.»

In questo clima, la politica perde profondità e si riduce alla ricerca spasmodica dell’inquadratura perfetta, del titolo più rumoroso, dello scontro più infuocato. Le conseguenze sono evidenti: la distanza tra istituzioni e cittadini cresce, mentre i problemi concreti – in questo caso la crisi strutturale della sanità pubblica – vengono divorati dal vortice della spettacolarizzazione.

Il dibattito non si è concluso con risposte, ma con un’impressione netta: il Paese assiste a un teatro in cui ognuno recita la parte che meglio si presta alla propria narrativa. Schlein come l’indignata paladina della sanità, Meloni come la leader che risponde colpo su colpo e difende l’operato del governo, l’aula come cornice di un copione ormai prevedibile ma sempre più esasperato.

E mentre volano accuse, espulsioni e applausi di parte, rimane irrisolta la domanda da cui tutto era iniziato: quali risposte concrete sta assicurando lo Stato a una sanità che rischia ogni giorno di più il collasso? Nessuno, in quell’aula, sembra aver avuto il tempo di affrontarla davvero.

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