L’Italia secondo i sondaggi – Un Paese immobile in superficie, ma in pieno fermento sotterraneo
Oggi analizziamo insieme gli ultimi risultati del sondaggio realizzato da Lab21.01 per Affari Italiani, una fotografia dettagliata di un Paese che, pur sembrando stabile nelle sue preferenze politiche, rivela in realtà dinamiche sotterranee profonde. Per comprendere davvero questo scenario, è utile partire dal fondo della classifica e risalire gradualmente verso il vertice, osservando chi arranca, chi resiste e chi prova a imporsi in un panorama sempre più competitivo e frammentato.
La coda del sondaggio è occupata da Noi Moderati, fermi allo 0,7%. Il piccolo partito centrista guidato da Maurizio Lupi continua ad attraversare una fase complicata, confermandosi più come una presenza simbolica che come un attore realmente incisivo. La difesa dei valori cattolici e della moderazione non basta, almeno per ora, a costruire un’identità riconoscibile nel dibattito nazionale, sempre più polarizzato.

Appena sopra, Sud Chiama Nord mantiene un fragile 1%. Il movimento di Cateno De Luca conserva un radicamento importante nel Meridione, dove la figura dell’ex sindaco di Messina resta popolare. Tuttavia, il passaggio da forza territoriale a soggetto politico nazionale appare ancora lontano. La comunicazione diretta e teatrale di De Luca garantisce visibilità, ma non è sufficiente senza una struttura organizzativa più solida.
Più Europa si posiziona al 2,4%, con un’identità chiara e coerente: europeismo convinto, diritti civili, liberalismo progressista. Il problema è la difficoltà cronica del partito nel superare una nicchia urbana e colta, incapace, almeno finora, di intercettare fasce più ampie dell’elettorato. Una condizione simile a quella di Italia Viva, che segue con un 2,6%. Matteo Renzi rimane un personaggio centrale nel dibattito pubblico, ma la sua creatura politica sembra aver smarrito la spinta iniziale. La concorrenza diretta con Azione e la frammentazione dell’area centrista limitano le possibilità di rilancio.
Azione, stabile al 3,4%, continua a incarnare l’idea di una politica razionale, competente e manageriale, almeno nell’intenzione del suo leader Carlo Calenda. Tuttavia, l’incapacità di costruire alleanze durature e la distanza emotiva con una parte dell’elettorato rendono difficile immaginare un’imminente ascesa.
Spostandoci verso l’area progressista, l’Alleanza Verdi-Sinistra raggiunge il 5,5%. Il risultato conferma un elettorato fedele e sensibile ai temi ambientali e sociali, ma anche un limite evidente: uscire dalla nicchia ecologista si rivela complesso. Nonostante ciò, il gruppo resta una componente fondamentale nel mosaico del centrosinistra, agendo come coscienza critica su sostenibilità e diritti.
Forza Italia, all’8,9%, sembra aver ritrovato un equilibrio sotto la guida di Antonio Tajani. Dopo l’era Berlusconi, il partito ha riscoperto una dimensione più istituzionale e moderata, capace di parlare a un elettorato maturo e tradizionalmente moderato. Un risultato rassicurante, seppur lontano dai fasti del passato.
La Lega si attesta intorno al 9%. Per Matteo Salvini è un segnale di stagnazione: nessun crollo, ma nemmeno una ripresa degna di nota. Il radicamento nel Nord resta uno dei pilastri del partito, sostenuto dal ritorno su temi come sicurezza e immigrazione, ma rispetto agli anni della spinta sovranista la fase appare decisamente più tiepida.
Il podio della politica italiana si apre con il Movimento 5 Stelle al 12,3%. Giuseppe Conte cerca di mantenere un equilibrio delicato tra anima istituzionale e vocazione sociale, ma paga la perdita di entusiasmo di una parte della sua base storica. Il radicamento al Sud rimane forte, tuttavia serve un messaggio nuovo, capace di riaccendere quella scintilla che aveva reso il Movimento un fenomeno senza precedenti.
Al secondo posto si conferma il Partito Democratico con il 19,8%. Elly Schlein sta lavorando per rinnovare linguaggio e identità, puntando su lavoro, sostenibilità e diritti. Il consenso cresce lentamente, frenato da tensioni interne tra riformisti e sinistra radicale. Il PD resta comunque la principale alternativa al Governo, ma per diventarlo davvero servirà una capacità maggiore di parlare al mondo produttivo e a chi oggi si sente distante dalle tradizionali strutture della sinistra.
Al vertice, incontrastata, Fratelli d’Italia domina con il 30,2%. Giorgia Meloni consolida la sua leadership, sostenuta da una comunicazione efficace e da una linea politica percepita come coerente. I temi identitari, la sicurezza e il sostegno alle famiglie si confermano centrali nella narrazione che ha conquistato l’elettorato di destra. Tuttavia, la vera sfida sarà mantenere questo consenso in un contesto economico incerto e in un’Europa sempre più instabile.
Questi numeri raccontano un’Italia apparentemente immobile, ma attraversata da movimenti profondi. Il centrodestra continua a godere di un vantaggio netto, mentre il centrosinistra prova a riorganizzarsi. Le forze centriste restano marginali, ma potrebbero un giorno rivelarsi cruciali in uno scenario di alleanze variabili.
Le prossime settimane diranno se questa fotografia sarà confermata o se emergeranno sorprese. Per ora, la sensazione è che il Paese non abbia cambiato volto, ma continui a trasformarsi sotto la superficie, preparando forse il terreno a nuovi equilibri politici.